Voluntary disclosure 2.0: nuovo spiraglio per far pace con il fisco.

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voluntary disclosureAl termine la voluntary disclosure bis per dare una ultima chance a chi non ha approfittato della finestra per il rientro dei capitali chiusa a fine 2015.

Il decreto fiscale 193 del 2016 collegato alla legge di Bilancio 2017 ha disposto la riapertura dei termini per la voluntary disclosure ma la procedura di emersione è preclusa a chi ne ha già beneficiato nel 2015.

Lo Studio Giuliano e Di Gravio, forte del suo Team di esperti nei diversi settori del diritto e dell’economia e dell’esperienza acquisita nella precedente edizione della Voluntary, è in grado di fornire ai clienti interessati un’assistenza di alta qualità e professionalità.

La novità più importante e significativa, però, riguarderà le sanzioni che non saranno aumentare ma, presumibilmente, verrà esteso l’arco temporale di applicazione.

Fino ad ora, infatti, si è ragionato sull’estensione del rientro dei capitali al 30 settembre 2015 – la precedente disclosure si fermava al 30 settembre 2014 – ma per la voluntary disclosure 2.0 si ipotizza di arrivare a coprire un arco temporale di sei anni includendo, così, anche il 2009 ormai non più accertabile, salvo il caso del raddoppio dei termini. La valutazione di convenienza sulla nuova emersione non sarà vincolata solo ai paletti temporali e sanzionatori.

Lo scenario internazionale che andrà preso in considerazione è destinato drasticamente a cambiare nel 2018, quando debutterà lo scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali, passaggio chiave per escludere ogni ipotesi di voluntary disclosure a regime.

Intanto, nell’immediato il Ministero dell’Economia sta portando avanti i incontri informali con i rappresentanti di Paesi a fiscalità “privilegiata”. L’ultimo in ordine di tempo quello con Panama nel quale, le autorità dello Stato centro-americano hanno espresso la loro disponibilità ad aprire tutti i canali di informazioni (e dopo il caso Panama papers i contribuenti interessati non sono poi così pochi). Tutto nella prospettiva di un’uscita di Panama dalle black list.

D’altro canto, si assiste anche a una crescente pressione sui capitali in Stati finora ritenuti sicuri e inaccessibili al Fisco italiano.

Il costo di questa sicurezza sono minori rendimenti (in alcuni casi finiti addirittura sotto zero con l’erosione del capitale) e comunque, vista la rete di controlli e di scambi di informazioni che si sta delineando, diventa sempre più difficile e costoso anche trasferire i capitali da quei Paesi.

Inoltre, la partita della nuova voluntary si gioca sul rendere appetibile anche l’emersione di capitali interni, cioè non esportati all’estero.

Per capire meglio, in attesa di conoscere le novità ed i futuri vantaggi della Voluntary disclosure 2.0 vediamo in cosa consisteva la precedente Voluntary.

Cos’è la collaborazione Voluntary disclosure

voluntary disclosure
La legge 186/2014, in vigore dal 1˚gennaio 2015, introduce la procedura di regolarizzazione dei capitali posseduti all’estero, c.d. voluntary disclosure,  con riferimento alle violazioni commesse fino alla data del 30 settembre 2014 e che potrà essere attivata sino al 30 settembre 2015, salvo proroghe dell’ultima ora.

La collaborazione volontaria, conosciuta anche come voluntary disclosure, rappresenta quindi una procedura di pacificazione tributaria con cui il contribuente provvedere spontaneamente a ricostruire tutte le disponibilità detenute all’estero, accedendo pertanto ad un regime sanzionatorio piuttosto ridotto rispetto al ravvedimento operoso ordinario.

Lo Studio Giuliano e Di Gravio si propone come il partner indispensabile per portare il contribuente ad una corretta e consapevole adesione alla procedura di collaborazione volontaria.

La voluntary disclosure, pur prevedendo il pagamento integrale delle imposte, consente di ridurre in modo sostanziale le sanzioni applicabili per le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale e degli obblighi dichiarativi, riduzione che viene massimizzata quando le attività estere siano detenute in Paesi non black list o black list che hanno firmato un accordo per lo scambio di informazioni con l’Italia entro il 2 marzo 2014, o quando il contribuente trasferisca le attività in un Paese white list.


Perché aderire alla collaborazione Voluntary disclosure

voluntary disclosure bisLo Studio Giuliano e Di Gravio, attraverso una accurata esame della posizione del Cliente è in grado di   determinare in tempi celeri costi e benefici dell’adesione alla collaborazione volontaria, proponendo al Cliente eventuali soluzioni alternative,  quali ad esempio il ravvedimento operoso.

Le conseguenze di un accertamento in caso di mancata adesione alla voluntary disclosure potrebbero essere pesanti, a partire dall’applicazione delle sanzioni penali per imposte sui redditi e IVA – comminate in caso di superamento di determinate soglie – nonché delle eventuali sanzioni accessorie (come la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività commerciale o dell’iscrizione all’albo o all’ordine professionale).

In caso di controllo, su istanza dell’amministrazione finanziaria, sarà inoltre richiesto il pagamento integrale di tutte le imposte evase (sui redditi, IRAP, IVA, IVIE/IVAFE, di successione e donazione, ecc.) nonché dei relativi interessi e delle sanzioni amministrative, comprese quelle per violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale.

Da ultimo, non va dimenticato che l’attuale legge sulla voluntary disclosure – contemplando, anche in questo caso, un elemento di forte stacco rispetto anche solo alla prima versione della legge dell’inizio del 2014 – ha introdotto il reato di autoriciclaggio, che prevede la pena della reclusione da due a otto anni.

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